LE SPECIE

La trota autoctona mediterranea – Salmo macrostigma

La trota mediterranea S. macrostigma è un pesce di taglia media e, nonostante le sue dimensioni massime raramente superino in natura i 45-50 cm di lunghezza e 1,2-1,5 kg di peso, la sua taglia è strettamente legata all’ambiente in cui cresce. Negli ambienti montani e nei piccoli ruscelli può raggiungere la taglia riproduttiva già a meno di 18 cm, mentre nel corso principale dei fiumi più grandi e produttivi come il Volturno e il Biferno può raggiungere e superare i 60 cm.

La livrea delle trote mediterranee può essere assai diversa a seconda delle popolazioni. In generale la specie si riconosce grazie a:

  • 9-13 grandi macchie blu-grigiastre ellissoidali (macchie parr) lungo la regione mediana di ciascun lato, a volte divise o frammentate e/o zebrature sul fianco del pesce costituite dall’alternanza di quattro bande più scure e tre bande più chiare (in alcune popolazioni le macchie parr sono il carattere più evidente, mentre in altre, con zebrature marcate, quasi non si notano);
  • una grande macchia blu-nera nella regione opercolare;
  • assenza di macchie sul dorso
  • assenza di evidenti aloni chiari attorno alla macchiettatura
  • assenza di un’evidente banda nera e bianca al margine anteriore della pinna dorsale e anale

Nell’area di progetto molti individui, soprattutto appartenenti al bacino del fiume Volturno, presentano una tigratura tipica molto evidente.

La puntinatura può essere prevalentemente a macchiette nere o rosse, a seconda che la popolazione abiti in torrenti montani (di solito prevalenza di rosso) o di fondovalle (di solito prevalenza di nero). A concorrere sono comunque diverse caratteristiche ambientali tra cui temperature, pendenza dell’alveo, turbolenza delle acque, presenza di piante acquatiche, tipologia di substrato e simili. Il dimorfismo sessuale tra maschi e femmine è solitamente meno accentuato rispetto alle popolazioni di trote nord-europee di origine atlantica.

Dove si trova

L’areale originario della trota nativa mediterranea in Italia è rappresentato da quasi tutti i bacini idrografici insulari e peninsulari appenninici e dai torrenti montani del settore occidentale delle Alpi. Il suo attuale areale di distribuzione è molto limitato a causa del degrado degli habitat e soprattutto dall’ibridazione con le S. trutta di origine nord-europea introdotte capillarmente in tutta Italia da diversi decenni.

Cosa mangia

Generalmente la trota mediterranea si nutre di macrozoobenthos e di insetti terrestri. Gli individui più grandi possono virare ad abitudini alimentari principalmente ittiofaghe.

Habitat e riproduzione

La S. macrostigma depone le uova in acque correnti e poco profonde caratterizzate da un fondo ghiaioso. La deposizione dei gameti non avviene ovunque nello stesso periodo: in Sicilia è stata osservata in dicembre e gennaio, nel Lazio a febbraio e marzo, mentre in Molise e in Campania da dicembre a marzo.

Questa specie, capace di adattarsi a diverse condizioni ambientali, richiede acque limpide e ossigenate, preferibilmente con una temperatura al di sotto dei 17 °C, su substrati rocciosi o sassosi.

Le specie nel progetto Nat.Sal.Mo.

A causa di una reiterata e abbondante introduzione di trote di origine atlantica, in territorio italiano oggi vi è solo una piccola porzione di popolamenti salmoni coli con livelli di integrità genetica recuperabile. Nelle linee guida per la protezione dei salmonidi si ritiene che, dove possibile, sia necessario proteggere la variabilità genetica recuperando le popolazioni indigene piuttosto che reintroducendo la specie con esemplari provenienti da altri bacini.

Nello specifico, in Molise le indagini preliminari nelle aree di progetto hanno recentemente evidenziato la presenza di popolazioni recuperabili che mostrano diversi gradi di introgressione genetica (tra il 10% e il 40%).

Nell’area del progetto ci sono almeno due principali popolazioni distinte, che abitano i bacini opposti dello spartiacque appenninico:

  • una popolazione che abita il corso principale del fiume Biferno e che, come altre popolazioni dei bacini peninsulari dell’Adriatico, condivide lo stesso aplotipo (ovvero la regione di controllo del DNA mitocondriale) della specie marmoratus, un taxon originario dei fiumi alpini di fondovalle.
  • Una popolazione particolare che vive nel bacino del fiume Volturno (lato tirrenico), caratterizzata da una marcata tigratura lungo i fianchi.

Entrambe le popolazioni hanno un comportamento migratorio, ma poco ancora conosciamo a proposito delle rotte di migrazione: gli studi preliminari suggeriscono che durante il periodo di riproduzione la maggior parte degli adulti lasci l’area trofica per raggiungere, dopo diversi km di migrazione, l’acqua delle sorgenti di Bojano e del Rio Santa Maria.

Anche nel corso principale del fiume Volturno si osserva un comportamento simile, e se in questo caso la rotta di migrazione è meno chiara, i riproduttori probabilmente compiono un percorso ancora più lungo. Le popolazioni più pure sembrano essere quelle dei corsi principali, mentre nei tributari minori le introduzioni sembrano aver compromesso totalmente le popolazioni native. Durante il corso del progetto scopriremo se, oltre al cuore delle popolazioni native del Molise, costituito dai due corsi principali, resistono ancora alcuni nuclei di trote più o meno isolati che conservano la genetica e le caratteristiche originarie.